Nei versi di Tullio Ghersi si posa la polvere del tempo, una cenere lieve che non copre ma svela, fra linee rette e angeli migranti, l’eco di un canto che non cerca applausi, ma intese silenziose. Sono “Categorie minime”, quelle da lui scelte, come il titolo dell’opera, schegge d’assoluto nel quotidiano, fotogrammi di un infinito in cui si aggira la misura del poeta.
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