Il Drago
E cinque altre Novelle per fanciulli
di Luigi Capuana
DAL LIBRO: — Madonna mia!... I padroncini!
Con le mani in tasca e il bastone sotto braccio, il pecoraio si era fermato ad aspettare al varco i quattro monelli che laggiù, in fondo alla strada, tiravano sassi a un albero di albicocco per farne cascare a terra le albicocchine immature. Le macchie di rovi, che formavano siepe da quel lato, e la fronda d’un grosso ulivo che sormontava il ciglione gl’impedivano di riconoscerli.
I quattro monelli poi non stavano fermi; si abbassavano per prendere i sassi da lanciare, si accapigliavano per raccorre le albicocchine cascate, giravano di qua e di là attorno all’albero per colpire — si capiva bene dai gesti — i rami più carichi; insomma pareva sguizzassero a posta per non farsi riconoscere.
Il pecoraio aveva assistito cinque buoni minuti allo strazio del povero albicocco dai cui rami veniva giù un nugolo di foglie e fronde per la grandinata di sassi che lo colpiva; poi non ne aveva potuto più e aveva gridato: — Oohh! Oohh! — in tono di minaccia. I monelli si erano fermati, avevano guardato in direzione della voce e, riconosciutolo, avevano risposto con un urlo di gioia:
— Pecoraio! Pecoraio!
E gli si erano slanciati incontro di corsa. Allora li aveva riconosciuti anche lui e subito gli era sfuggita quell’esclamazione: — Madonna mia!... I padroncini! — che non significava certamente un bell’elogio a quei monelli.
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